Il Paleolitico in Abruzzo
La presenza più antica dell’uomo in Abruzzo risale a circa 650.000 anni fa con l’Homo Erectus, i cui primi rudimentali manufatti sono visibili nella prima vetrina.

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I manufatti litici relativi al Paleolitico medio rivelano la grande padronanza della tecnica percussiva da parte dell’uomo di Neanderthal che vive sulle montagne abruzzesi a partire da 100.000 anni fa e testimoniano l’evoluzione di un uomo che ricerca negli oggetti di pietra anche una dimensione estetica, un uomo capace di attribuire valenze simboliche a forme geometriche e che riconosce nelle forze della natura entità superiori.

Circa 40.000 anni fa compare in Europa l’uomo Sapiens Sapiens già in possesso di quelle caratteristiche somatiche ancora dominanti nell’umanità attuale che dipinge e incide le pareti delle grotte, seppellisce i defunti con amorevole cura, pratica la magia e crede probabilmente in un essere superiore.

Il Mesolitico
Tra i 12.000 e 10.000 anni da oggi in seguito ai cambiamenti climatico-ambientali determinati dalla fine della glaciazione ed il conseguente inaridimento di molte parti della terra l’uomo è costretto ad affrontare un periodo di crisi alimentare dovuta alla scomparsa della fauna di grande taglia. L’esigenza di catturare pesci, molluschi, volatili e selvaggina favorisce la produzione di armi in pietra di dimensioni più piccole e la diffusione della tecnica dell’arco con le frecce. Questa fase prende il nome di Mesolitico e introduce all’epoca successiva.

Il Neolitico e l’inizio dell’agricoltura
Verso la fine del VI millennio a.C. ha luogo anche in Abruzzo la cosiddetta rivoluzione neolitica. Con questo termine si vuole mettere in evidenza come l’uomo indotto a coltivare la terra per il proprio sostentamento abbia compiuto uno dei più importanti cambiamenti nel corso della propria storia. E’ difficile dire se l’introduzione dell’agricoltura in Italia e in Europa sia avvenuta tramite scambi diretti con il mondo del vicino Oriente in cui le tecniche della lavorazione del suolo erano già in uso nell’VIII millennio a.C.

I prodotti che vengono coltivati in questo periodo sono i cereali: grano, orzo e farro. Accanto all’introduzione dell’agricoltura sarà l’allevamento del bestiame a caratterizzare questo periodo. L’età della Nuova Pietra è testimoniata dalla innovativa tecnica della levigatura adottata dai primi agricoltori per la costruzione di asce in grado di abbattere gli alberi.

I primi villaggi e le prime capanne costruite dall’uomo

Gli alberi erano necessari per costruire le capanne dei primi villaggi come ci testimoniano gli intonaci di capanna con evidenti impronte di pali e frasche, insediamenti stabili perché vicino ai campi da coltivare e posizionati in zone pianeggianti in prossimità di corsi d’acqua generalmente delimitati da scarpate a scopo difensivo.

La prima terracotta: la ceramica impressa
Un materiale nuovo è ora la terracotta o ceramica, la cui produzione è legata all’esigenza di realizzare vasi per la conservazione delle sementi e per la cottura dei cibi vegetali.

Il primo tipo di ceramica comparso in Abruzzo appartiene alla cultura della ceramica impressa, così denominata perché la primitiva decorazione veniva impressa direttamente su un impasto grossolano di argilla cruda con unghiature, pizzicature e con l’aiuto di stecche e conchiglie.

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Le sepolture neolitiche
Le due sepolture neolitiche femminili presenti al centro della sala testimoniano del rito funebre dell’inumazione legato al culto della Madre Terra da cui nasceva la vita e germinavano le sementi da coltivare. La tipica posizione fetale sembra sottolineare questo ritorno nel grembo materno.

Dal Neolitico all’Età dei metalli
Gli oggetti della vetrina centrale ci introducono nell’età dei metalli con la prima fase neolitica o del rame inquadrata nel terzo millennio a.C., alla quale fa seguito nel secondo millennio l’età del bronzo. Questo periodo è segnato dall’invasione di genti indoeuropee che attraverso l’Anatolia ed i Balcani penetrano da nord la nostra penisola portando le tecniche metallurgiche.

La tarda Età del bronzo
Nella tarda età del Bronzo è attestata nell’Italia centro-meridionale la coltivazione dell’ulivo, della vite e degli alberi da frutta. In questa fase, nota anche come subappenninica, sono stati rinvenuti vari resti di strumenti legati alla lavorazione del latte e alla preparazione del formaggio.

Si afferma un’economia mista di tipo agricolo pastorale che arriverà pressoché inalterata fino ai nostri giorni.

L’ascia da combattimento è emblematica di questi popoli guerrieri abituati ad un nomadismo stagionale tipico dei cacciatori ed allevatori di bestiame. A tale periodo risalgono l’introduzione del cavallo domestico, del carro e dell’aratro come testimoniano numerose pitture rupestri nonché uno sviluppo massiccio dell’allevamento soprattutto ovino.

Il combattimento nell’Abruzzo pre-romano
La metallurgia del bronzo si diffonde e si specializza sempre di più: vengono prodotti sia strumenti da lavoro che vasellame, ornamenti e armi. Quando nel V secolo la società viene suddivisa in classi il combattimento diviene un mestiere. Attraverso le fonti greche e romane sappiamo dell’esistenza di mercenari italici soprattutto in Etruria e Magna Grecia Si può osservare in una delle vetrine i1 prototipo del guerriero italico: indossa un elmo del tipo Negau caratteristico del V sec. a.C., il cinturone, la coppia di placche e la corazza a tre dischi tipica dell’esercito professionale sannita che sul finire del secolo contese a Roma il predominio dell’Italia centro-meridionale.


Formazione etnica delle genti d’Abruzzo

A cavallo tra l’età del bronzo e l’età del ferro giunsero in Abruzzo genti indoeuropee di stirpe sabellica, provenienti dall’area egeo-anatolica, armate della superiore tecnologia del ferro.

La loro economia era ancora basata essenzialmente sulla caccia e sulla razzìa di bestiame e, nel sovrapporsi alla popolazione neolitica locale, ne travolsero la civiltà agricola che, solo più tardi, verrà parzialmente recuperata. Nacque così quel gruppo etnico, definito “Italico”, di pastoriagricoltori d’indole guerriera che darà a Roma, nei primi secoli della sua formazione ed espansione, un determinante contributo demografico, oltre che militare. Da allora, fino ai nostri giorni, la regione non ha più avuto apporti significativi di altre popolazioni, all’infuori di un consistente gruppo di stirpe germanica. Furono infatti i Longobardi ad insediarsi in diverse zone dell’Abruzzo fra il VI e il VII sec. d.C.), con qualche seguito di bulgari (di ceppo finno-tartaro) assoggettati.

Ancora oggi, in numerose località della regione, non solo si conservano toponimi di chiara origine longobarda, ma evidenti tracce dell’innesto di queste genti si rendono visibili anche nei tipi fisici.


La fine dell’Abruzzo “italico” e la conquista romana della regione Le tappe della conquista romana dell’Abruzzo sono scandite dalla fondazione delle più importanti colonie quali la città di Alba Fucens nel 303 a.C., Hatria, Atri, nel 290 a.C. e Castrum Novum, Giulianova, nel 164 a.C.. Il contributo dato dal forte temperamento delle tribù italiche abitatrici della montagna e dedite al nomadismo pastorale fu determinante per l’ulteriore espansione militare di Roma.

Consapevoli di questi meriti, sempre meno sopporteranno lo stato di inferiorità politica ed economica dovuto alla negazione della cittadinanza romana, fino alla rivolta armata, detta guerra sociale, avvenuta nel 91 a.C.. Nell’ultimo pannello è visibile la foto della prima moneta con il nome Italia appositamente coniata dalle nove tribù italiche confederate, effigiate simbolicamente da altrettanti guerrieri nell’atto di giurare fedeltà al patto che le legava contro Roma col sacrificio simbolico di una scrofa. Capitale della lega italica era Corfinium presso la conca di Sulmona.

Dopo i successi dei confederati Roma concesse la cittadinanza agli italici ottenendo in cambio la simbolica distruzione della capitale. Gradualmente tutte le città italiche furono trasformate in municipi romani: questi, insieme alle colonie, formarono la struttura amministrativa del territorio che costituì la Quarta Regione, denominata Sabina, fatta eccezione per il teramano, che fece parte della Quinta Regione. L’arrivo dei barbari e la fine della romanità Tra i secoli V e VI d.C. il ripetuto passaggio in Italia di orde barbariche ha portato anche in Abruzzo alla distruzione e all’abbandono delle città. Sul finire del VI secolo l’occupazione dei Longobardi diventa stabile e definitiva, così come la perdita definitiva della cultura e dell’organizzazione romana.


L’Abruzzo e la fine del mondo antico
Anche in Abruzzo le ricerche in corso raffigurate nel grafico, documentano il generale ritorno alle capanne e ad un tipo di vita per molti aspetti simile a quello protostorico del bronzo-ferro, spesso con l’impianto dei villaggi sui medesimi siti scelti dalle popolazioni neolitiche. Le nuove leggi longobarde impediscono la libertà di movimento con la conseguente abolizione della pastorizia transumante. Anche la ceramica torna ad essere primitiva, così come subisce un profondo ridimensionamento tutta la tradizione artigianale ed artistica della romanità. La conversione religiosa dei Longobardi completata quasi un secolo dopo il loro arrivo ad opera dei monaci benedettini, e l’assimilazione dell’elemento latino sopravvissuto, porta ad una lenta ripresa dell’economia e della cultura i cui effetti si vedranno solo dopo l’anno Mille.