Sala 2

Sacralità delle grotte

La ricostruzione di una grotta, testimonianza della continuità in Abruzzo dei luoghi di culto rupestri fin dalla preistoria, ci introduce nella seconda sala del museo.

Nel Neolitico, con l’avvento dell’agricoltura e degli insediamenti all’aperto in villaggi di capanne, le grotte non vengono più utilizzate come rifugi temporanei per i cacciatori nomadi, ma come luoghi di culto per la divinità, identificata nella madre terra, fonte di vita. Per offrirle sacrifici propiziatori per i raccolti, i primi agricoltori cercano un contatto più diretto con la terra proprio attraverso le grotte. In esse scavano buche in cui gettare offerte rituali o compongono circoli di pietra, che possiamo ricollegare ai simboli circolari già visti nella sala precedente risalenti ai tempi dell’uomo di Neandertal. All’interno di questi circoli venivano posti oggetti vari: vasi, macine, pesi o ossa di volatile.


I luoghi di culto e i riti pagani

La straordinaria continuità dei luoghi di culto e di alcuni rituali pagani ha motivazioni più complesse, rispetto alla continuità degli oggetti. L’attaccamento dei popoli italici ad una religione semplice ed essenziale, fatta di dei concreti, trasfigurazione di personaggi reali, rispecchiava e ben si adattava al loro stile di vita pragmatico. Questo senso esasperato di realismo, che ancora adesso si conserva nelle campagne abruzzesi e che tanto aveva caratterizzato la forza politica di Roma, ostacolò il diffondersi di tutte quelle filosofie, utopie e religioni provenienti dall’Oriente, mentre nella capitale Roma, ormai sommersa da un’immigrazione cosmopolita, e nelle città, queste nuove idee avevano profondamente radicato, vincendo le resistenze di una minoranza del vecchio patriziato.

Come potevano delle tribù guerriere che adoravano Ercole, accettare una religione che propagandava valori diametralmente opposti alla propria cultura? Inoltre il paganesimo tradizionale probabilmente veniva correlato ad altri ideali propri della romanità, che nelle città andavano disgregandosi insieme alla stabilità dell’Impero. Per tale motivo nella popolazione montanara conservatrice, la fedeltà alla religione dei padri potrebbe aver acquisito anche un significato ideologico di resistenza alle nuove idee, sia perché non adatte al proprio carattere pragmatico, sia perché ritenute sovvertrici di un ordine che aveva, fino ad allora, garantito sicurezza e stabilità.

Lo stesso Cristianesimo, penetrato nelle città fin dai primi secoli, riuscì a diffondersi in questo mondo agricolo pastorale molto tardi, solo dopo il crollo dell’Impero Romano d’Occidente, tra il VII e l’VIII secolo. Naturalmente non fu possibile modificare completamente tradizioni e riti. La Chiesa preferì accettare di inserirsi, con altrettanto realismo, nei luoghi di culto tradizionali, adattando spesso gli antichi riti pagani alla nuova religione, come viene ampiamente documentato.


La grotta “dei piccioni”

Nella grotta-santuario detta “dei piccioni”, presso Bolognano in provincia di Pescara, ricostruita simbolicamente nel museo, sono documentati anche sacrifici umani di bambini che trovano analogo riscontro nelle pratiche degli indigeni dell’America precolombiana.

Nelle vetrine della sala sono visibili oggetti e frammenti in vari materiali, rinvenuti a diversi livelli nella grotta e che abbracciano il vasto periodo dal neolitico all’età del bronzo: si possono osservare tazze, ciotole e cucchiai, vasi decorati con scanalature, utensili in selce e pietra levigata, strumenti e ornamenti in osso. In successione sono poi esposti ex-voto raffiguranti parti anatomiche o animali, utensili e piatti utilizzati dai monaci eremiti che, nei primi secoli del cristianesimo, fanno delle grotte luoghi di rito e rifugi. Le grotte, dunque, conservano connotazioni sacrali anche in seguito alla diffusione del cristianesimo che nell’Abruzzo montano avviene molto tardi, tra il VII e l’VIII secolo, per via del carattere pragmatico e conservatore delle popolazioni agro pastorali. Tradizioni e riti, frutto della mentalità e della millenaria elaborazione spirituale dell’uomo, non verranno modificati completamente nel corso del tempo: infatti, la chiesa preferisce inserirsi nei luoghi di culto tradizionali, adattando spesso gli antichi riti pagani alla nuova religione.

Eremi - sala 2

San Michele Arcangelo

I santi cristiani si sovrappongono alle divinità terrestri primordiali, un esempio è costituito da S. Michele Arcangelo che ben si adattava a sostituire la venerazione di Ercole Curino, prediletto dai pastori-guerrieri italici, sia perché vincitore contro il drago o serpente infernale sia per l’affinità iconografica, con l’arma sollevata nell’atto di colpire. La statua di S. Michele, esposta in fondo al simulacro di grotta, proviene da un riparo sottoroccia presso Lettomanoppello, in provincia di Pescara.

A S. Michele Arcangelo si legano anche antichi culti lunari basati su elementi sacrali come l’acqua e la roccia e ubicati nelle grotte, dove la madre terra permetteva il contatto con la sua energia vitale e rigenerativa.

Ancora oggi presso alcune grotte, come quella di S. Michele a Liscia e l’eremo di S. Onofrio a Serramonacesca, entrambe nella provincia di Chieti, vengono praticate antiche consuetudini connesse all’uso purificatorio dell’acqua ed agli effetti benefici della roccia, come è documentato nel campionario fotografico che occupa la restante parte della sala.

La sala infatti offre una galleria di immagini riguardanti alcuni dei più importanti eremi della Majella, mete di pellegrinaggi e luoghi di culto fin dai tempi più remoti.