sala 3
trapano a volano

Continuità degli oggetti d’uso

La terza sala é incentrata sul tema della continuità. Esiste, infatti, una certa continuità nell’uso e nella fattura degli oggetti, nelle tecniche e nei decori, dalla preistoria fino all’affermarsi dell’industrializzazione, che negli anni cinquanta del secolo scorso portò alla standardizzazione dei modelli produttivi. Nell’esposizione si parte dagli oggetti d’uso e si osservano, ad esempio, la ricottiera e gli attingitoi, il trapano a volano di derivazione preistorica, usato fino a qualche decennio fa per riparare piatti e vasi praticando fori sulla linea di rottura e legando i pezzi con il fil di ferro. Lo stesso utilizzo millenario si è avuto per gli strumenti della filatura come ad esempio i fusi e le lucerne ad olio.

Continuità magico-rituale

Questa continuità la possiamo osservare anche negli oggetti magico-rituali, negli ex-voto offerti dai devoti ai santi nelle chiese cristiane, simili a quelli donati agli dei di epoca italica e romana, ai mascheroni protettivi dal malocchio posti sulle facciate delle abitazioni signorili, simili alle antefisse degli antichi templi.

Particolarmente interessanti per un confronto tipologico con i modelli più arcaici sono alcuni amuleti, come la conchiglia ciprea, indossata come ornamento dalle giovani adolescenti e bambine del periodo italico quale simbolo femminile apportatore di fertilità e riscontrabile nella cultura popolare sotto forma di “Manfíca”, ciondolo portafortuna in osso e corallo. Analogamente, il più famoso cornetto di corallo ricorda il dente di cinghiale usato per le collane preistoriche come attributo fallico di potenza e virilità, secondo l’antico concetto per cui tutto ciò che genera fecondità esercita una funzione protettiva dagli influssi malefici. Altro esempio è quello della punta di freccia preistorica incapsulata a ciondolo e testimoniata negli usi magico-protettivi delle popolazioni italiche, fino a tempi recenti portata al collo dai bambini a protezione da malattie e infortuni.

Continuità nelle forme e nei decori

Sono inoltre esposti alcuni esempi di una millenaria perduranza delle forme e dei decori, le cui origini si ravvisano nelle tecniche e nel gusto dei pastori del periodo “appenninico” dell’età del bronzo che praticavano incisioni sui vasi prima della cottura.

I pastori contemporanei hanno praticato gli stessi intagli su oggetti di legno, con gli stessi motivi decorativi a meandro, a spina di pesce, a cerchietti, a simboli solari che riempiono ogni spazio dell’oggetto.

sala 3 - intaglio nel legno

Il cuore del museo

Si noti sulla scatola da rasoio una decorazione particolare nella quale potete riconoscere il logo del nostro museo: il cuore é simbolo di vita ancestrale, non a caso lo si ritrova spesso anche nei dolci di Pasqua. In questo caso racchiude altre simbologie solari, e rafforza una funzione propiziatoria per i cicli agricoli e riproduttivi in genere.

Le stesse decorazioni si osservano, dunque, su oggetti diversi, dalle tegole al tradizionale ciondolo detto “Presentosa” dono nuziale, alla cassetta porta oggetti sovraffollata di minute incisioni e intagli, alla conocchia per filare ai corni usati come contenitori di liquidi o di polvere da sparo.

Continuità dei culti nelle feste tradizionali

La seconda parte dell’esposizione è dedicata a testimonianze relative alla straordinaria sopravvivenza di riti sacri preistorici, frutto di una cultura plurimillenaria, arrivati fino a noi e riconoscibili nella trasposizione che di essi ne ha fatto la religione cattolica. La perduranza delle pratiche di culto che, all’interno della liturgia cristiana, ricalcano antichi riti propiziatori legati alla fertilità della terra, è documentata attraverso fotografie relative alle principali festività abruzzesi di origine preistorica. Tra le più significative possiamo osservare quelle relative ai fuochi rituali del solstizio d’inverno in onore del dio Sole e ancora oggi accesi in occasione delle feste natalizie. In particolare, osserviamo le “farchie” di Fara Filiorum Petri, antico rito praticato a partire dalla sera del 16 Gennaio in onore di S. Antonio abate, custode del fuoco e protettore degli animali domestici. È evidente il carattere calendariale della festa che cade nel culmine del periodo invernale: il fuoco purificatore, nemico del maligno, propizia l’ascesa del sole necessaria per nuovi e abbondanti raccolti.

Seguono i riti del carnevale, finalizzati ad esorcizzare il male accumulato nell’inverno per non compromettere il buon andamento dell’annata; in questo momento di rinnovamento cosmico e di rigenerazione della natura confluiscono i valori simbolici e le usanze sovvertitrici dei Saturnali, festa con la quale l’antica Roma celebrava l’inizio dell’anno ricordando il periodo primordiale e mitico dell’età dell’oro. Le maschere, cioè le entità sotterranee, i demoni e i morti, tornano tra i vivi per rifecondare e risvegliare la natura dopo il sonno invernale; successivamente le cerimonie purifıcatrici quaresimali verranno a ristabilire l’ordine delle cose e ad avviare il nuovo ciclo stagionale.

Anche il “ballo della pupa” che ancora oggi gode di ampia diffusione in tutto il territorio abruzzese è un’antica usanza di carattere agrario connessa ai riti di fertilità della terra. In epoca arcaica, prima dell’introduzione dei fuochi pirotecnici, l’intero fantoccio femminile in cartapesta, esposto al centro della sala, veniva bruciato alla fıne della danza e le sue ceneri venivano cosparse sui terreni allo scopo di propiziare un abbondante raccolto.

La Pasqua, invece, è la festa della rigenerazione della terra di cui è simbolo l’uovo, incastonato all’interno di dolci tipici della cucina abruzzese come la pupa e il cavalluccio anch’essi esposti, o lo stesso cuore, simbolo di vita.