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La capanna in pietra a secco

Questa sala illustra le attività materiali relative alla cultura transumante. Nella prima parte è proposta la ricostruzione in scala del villaggio di capanne pastorali che si trova in località Colle Civita presso Roccamorice, in provincia di Pescara. Si tratta di costruzioni in pietra nuda, a secco, destinate ad un uso prevalentemente pastorale.

La capanna di pietra a secco o “tholos” é presente in tutta l’Europa e nel Medio Oriente, ma è particolarmente diffusa nei paesi del bacino del Mediterraneo, come testimonierebbero le antiche tholos micenee, utilizzate a scopo funerario, i nuraghi sardi, che hanno probabilmente, una funzione militare, le “castelle” corsiche e i trulli di Alberobello in Puglia.

Le capanne abruzzesi risalgono a non più di 2-300 anni fa e la loro origine è legata principalmente alla necessità di un ricovero montano nei periodi estivi: infatti, la pratica della “monticazione”, prevedeva che le greggi venissero condotte in pascoli di alta quota a volte notevolmente distanti dai nuclei abitativi e, inoltre, le caratteristiche geologiche del suolo abruzzese rendevano difficoltosa la permanenza sul pascolo. La loro costruzione è favorita, anche, dall’abbondanza della materia prima utilizzata, cioè la pietra. Le dimore di pietra a secco sono presenti in Abruzzo sul versante meridionale del Gran Sasso e sulla Majella, con densità maggiore nei comuni di Roccamorice e di Lettomanoppello. La documentazione fotografica nelle vetrine offre un’ulteriore occasione per comprendere le varie tipologie strutturali attestate nella nostra regione.


La pastorizia e le genti italiche

La fondamentale importanza della pastorizia fin dall’antico mondo italico-romano, dai Sabini della foce del Tevere alle tribù del medio Adriatico, emerge dalla radice della parola che indica la prima moneta: pecunia, che viene dal latino “pecus” pecora.   Il principale oggetto di scambio degli italici nei primitivi baratti commerciali con altri popoli, prima della comparsa delle monete, doveva essere costituito proprio dalle pecore e dai derivati del loro allevamento: lana e formaggio. Anche la parola peculio (latino “peculium”), che nel diritto romano indicava i beni di cui il “pater familias” concedeva al figlio l’amministrazione ed il godimento, riservandosene la proprietà, ha la sua significativa radice nella parola “pecus”.

Fino all’industrializzazione la pastorizia ovina ha costituito la principale risorsa economica dell’Abruzzo, una regione montuosa per oltre il 75% del proprio territorio. Anche i Tratturi, le larghe strade d’erba su cui transitavano le greggi, ebbero origine in epoca antica e furono per la prima volta regolati con leggi dai Romani.


Gli impegni stagionali del pastore

Dalle foto si possono osservare le varie fasi relative agli impegni stagionali del pastore: la lavatura, la marchiatura e la tosatura delle pecore.

La transumanza

Nella seconda parte della sala, è presente una ricca documentazione fotografica dedicata alla transumanza, che sostanzialmente consiste nel trasferimento a piedi di grandi greggi dall’Abruzzo alla Puglia d’inverno e in senso contrario d’estate.

Le testimonianze degli anziani pastori aquilani aiutano a ricostruire le fasi salienti legate a questa millenaria attività. Sui pannelli si possono osservare i passaggi principali della vita del pastore: la partenza nei mesi di settembre e ottobre, il duro percorso effettuato a piedi, i timori per il lungo viaggio, il distacco malinconico dal nucleo familiare e dagli affetti, la lunga permanenza in Puglia o nella campagna romana, le feste relative ai cicli mariani, come ad esempio l’Immacolata di Foggia e di Pescasseroli, le fiere commerciali, il tanto atteso ritorno in Abruzzo che avveniva intorno al mese di maggio, i festeggiamenti, i pellegrinaggi e la permanenza estiva sulle montagne abruzzesi.

transumanzaIn un’altra vetrina si possono osservare le foto di alcune capanne circolari, con tetto a cono, realizzate mediante sostegni di legno e ricoperte con paglia di grano e vimini. Tali capanne di paglia, costruite dai pastori ed abitate nel periodo in cui essi andavano a “svernare” nella campagna romana, sono oramai, a differenza delle capanne a tholos, totalmente scomparse.

Nell’ultima vetrina sono esposti tre documenti uffıciali: un contratto d’affitto per il terreno da pascolo in Puglia e due carte di passaggio, rilasciati, alla metà del XIX secolo, da Ferdinando II, Governatore del Regno delle Due Sicilie. All’interno della stessa vetrina si possono osservare anche alcuni registri di contabilità della masseria e la cosiddetta “taglia”, in legno, utilizzata per calcolare i giorni lavorativi e la rispettiva paga del pastore.

Al termine del percorso un pannello presenta la mappa regionale dei tratturi che indica le vie seguite dai pastori in occasione degli spostamenti stagionali.