tholos - sala 6

Nella sala 6 si può ammirare una suggestiva ricostruzione, a grandezza naturale, di una capanna a tholos in pietra a secco. Osservandola si può notare la funzionalità della sua elementare statica che permette, in particolare, di risolvere agevolmente il problema della copertura: le pietre della cupola sono aggettanti verso l’interno così da assicurare un tetto senza l’uso di leganti né di materiali di legno o comunque diversi dalla pietra.

sala 6

L’arredo del ricovero temporaneo del pastore era ridotto all’essenziale, si possono osservare gli utensili principali.

Parte di questa attrezzatura veniva riposta su un palo in legno infisso nel terreno, detto “arciclocco”, che si trova nella ricostruzione accanto alla capanna e sul quale si potevano appendere il paiolo, detto “callaro” e i cestini di giunco che servivano per fare il formaggio: le “friscelle”.


Caratteri e identità regionale

La pratica plurimillenaria e prevalente della pastorizia ha segnato profondamente l’identità dell’Abruzzo e il carattere degli abruzzesi. I continui spostamenti sul difficile terreno di montagna, il pernottamento per mesi in grotte o ripari sottoroccia, e in genere un’esistenza spesa quasi interamente all’aperto, abituano il pastore a ridurre il proprio bagaglio ed i propri bisogni all’essenziale, e stimolano al massimo il senso pratico, la frugalità, la tenacia, per vincere una natura che rende tutto difficile e faticoso. Nel corso dei millenni si è andata così sviluppando una cultura del pragmatismo e dell’essenzialità, che ha portato anche ad una certa rudezza formale nel rapporto con gli altri uomini. Ciò ha reso gli abruzzesi tendenzialmente taciturni, riservati e, spesso, timidi. Nella lotta con l’ostile natura della montagna, una ulteriore qualità che si è formata tra gli abruzzesi è la solidarietà di gruppo.

Una qualità che rende ragione del fatto che la indimenticata indole guerriera, propria dei pastori che devono attraversare con le greggi i territori altrui, si accompagna nell’Abruzzo rurale ad uno dei più bassi indici di criminalità in Italia.


Lo stazzo

Vicino al ricovero del pastore era sistemato lo stazzo, detto anche “mandre” o “mandrone”, un recinto mobile a rete che serviva a tenere unito il gregge nelle ore di riposo e a proteggerlo. Durante la transumanza o la monticazione, al momento di spostarsi alla volta di un’altra località, lo stazzo veniva rimosso e portato via con il resto.

La tecnica costruttiva dello stazzo, che si è tramandata immutata nel tempo fino ad oggi, (foto 5-6) consiste nel piantare nel terreno paletti di legno, con una speciale mazza di legno che sorreggono una rete di canapa a maglie larghe.

Nelle vetrine vengono illustrate le fasi della produzione del formaggio, dalla mungitura del latte fino all’essiccazione del pecorino, prodotto tipico delle nostre montagne.