sala 8

La sala 8 é divisa tematicamente in due parti: da una parte si possono osservare i mezzi di trasporto utilizzati nel mondo agricolo, dall’altra gli utensili e gli strumenti indispensabili per la molitura, cioè la produzione dell’olio e quelli per la raccolta del fieno. Nel vecchio mondo agricolo sono stati impiegati mezzi di trasporto di tre tipi a seconda delle distanze, del territorio e dei carichi da trasferire: il corpo umano, gli animali da carico, i veicoli a trazione animale.

Madre con culla

I mezzi di trasporto: il corpo umano

Il trasporto diretto é il metodo più antico utilizzato dall’uomo per lo spostamento delle merci su terra: era usuale, soprattutto fra le donne, portare in equilibrio sulla testa pesi anche molto ingombranti, con estrema abilità, spesso senza l’aiuto delle mani, occupate da altri oggetti o impiegate in altri lavori.

Per migliorare l’equilibrio, il carico poggiava su uno strofinaccio piegato ed arrotolato a cercine sulla testa, “la spare”; il primo pannello della sala mostra come si trattasse di un vero e proprio lavoro a cui ci si addestrava, conquistando così un’abilità davvero straordinaria, anche perché i carichi erano di vari tipi:

– l’acqua in anfore o conche;

– la legna in fascine;

– alimenti per i pasti nei campi;

– neonati in culle di vimini.

Gli animali da carico

L’addomesticamento degli animali e l’invenzione dei veicoli a ruote agevolarono enormemente i trasporti. Ma per molto tempo il mulo, più resistente del cavallo e più rapido dell’asino e del bue, é stato il miglior aiutante dell’uomo perché adatto ai percorsi accidentati e ripidi, caratteristici della regione, e alle lunghe distanze.
I carichi leggeri si sistemavano direttamente sul dorso dell’animale, ma più spesso venivano assicurati al basto, dentro recipienti di varia grandezza fissati con delle funi, come mostrano le sagome ricostruite nella sala.

I veicoli a trazione animale

In montagna, sia d’inverno che d’estate, erano diffuse le slitte di legno trainate da buoi o talvolta da uomini sulle quali si sistemavano carichi molto consistenti di patate, fieno, grano, legna, pietre e letame che dovevano essere trasportati su sentieri in forte pendenza. Il veicolo di trasporto più diffuso era senza dubbio quello a ruote, anche se in Abruzzo l’asprezza del territorio e la difficile praticabilità di molte strade ne hanno in qualche modo limitato la diffusione. Costruiti dai mastri carrai questi veicoli avevano struttura e dimensioni diverse a secondo dell’uso a cui erano destinati, sulla parete sono esposti alcuni esemplari decorati di sponde di carro.

sala 8

L’olivicoltura

Nell’altra parte della sala é esposta una sezione dedicata ad un’altra attività produttiva tipica della nostra regione: l’olivicoltura. Attestata già nel V secolo a.C., menzionata in epoca imperiale da Ovidio e Silio Italico, in Abruzzo la coltivazione dell’olivo dopo un certo declino nel medioevo, conobbe una decisiva fase di sviluppo a partire da XII secolo, grazie all’opera dei monaci benedettini. La larga diffusione dell’olivo nel territorio comportò molto presto la sostituzione dell’olio al grasso di maiale. Oggi l’olivicoltura é praticata principalmente sulla fascia costiera e collinare e solo talvolta lungo le vallate fluviali. La frammentazione fondiaria ha favorito la selezione di un gran numero di varietà, alcune rimaste tipiche di determinate zone.

Raccolta e pulitura delle olive

La raccolta delle olive impegnava i contadini nel mese di Novembre, alla fine dell’annata agricola: come in passato i coglitori si distribuiscono in gruppi per ogni pianta, utilizzando scale di legno per raggiungere i rami più alti. Le olive raccolte vengono accumulate in sacchi di tela grezza, in passato erano utilizzati dei piccoli cesti semicircolari in vimini che avevano la stessa funzione e che erano, allo stesso tempo, testimonianza dell’abilità manuale dei nostri artigiani. L’operazione successiva é la pulitura, necessaria per eliminare terriccio, foglie e rametti, come si può osservare nella sequenza fotografica di alcuni pannelli della sala.

I frantoi: la molitura

In un edificio spesso isolato rispetto al centro abitato, erano sistemate le attrezzature per l’estrazione dell’olio: gli elementi principali, ricostruiti nel plastico situato nell’angolo della sala, erano il frantoio per la molitura, il torchio per la spremitura, il focolare e la mangiatoia per gli animali addetti alla trazione della macina. Si lavorava ininterrottamente giorno e notte. Di solito i contadini si fermavano a controllare di persona le diverse fasi della lavorazione delle proprie olive, per cui nei giorni di attività i frantoi erano festosi luoghi d’incontro: chiacchiere, vino, bruschette e altri cibi si consumavano in modo comunitario.

Fino agli anni ‘50 é stata diffusamente praticata la molitura dentro basamenti o vasche circolari in pietra, con una massiccia mola in pietra verticale che ruotava intorno ad un albero centrale ed era azionata da un animale tramite una pertica in legno. L’impasto così ottenuto si disponeva su dei fiscoli, dischi di fibre vegetali intrecciate, che venivano sovrapposti a colonna nel torchio per la spremitura. Il deposito che si formava sul fondo era spesso utilizzato per fare il sapone in casa, i noccioli delle olive erano invece utilizzati come combustibile.

L’olio veniva conservato in cantina dentro recipienti diversi e consumato con parsimonia. Esso aveva svariati usi: come condimento, come combustibile per le lucerne prima dell’avvento della luce elettrica e come rimedio terapeutico.

La raccolta del fieno

Sono visibili nella sala anche gli attrezzi utilizzati nella fienagione, cioè il taglio e la raccolta del fieno. Il taglio delle erbe da seccare e conservare come foraggio per gli animali avveniva tra maggio e giugno e veniva effettuato a mano per mezzo della falce fienaia.

Dopo il taglio, l’erba veniva fatta seccare spargendola al sole con un rastrello e poi rivoltata più volte con una forca di legno. Una volta essiccata l’erba era divenuta fieno: lo si raccoglieva in grossi mucchi, lo si avvolgeva nelle reti fienaie, nei teloni o in grandi cesti di legno e quindi trasportato vicino casa.

Nelle zone di montagna la conservazione avveniva al chiuso, nel fienile annesso alla stalla; in pianura, invece, si innalzavano dei pagliai all’aperto.