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 La Maiolica

Nella sala 13 del Museo è esposta una serie di testimonianze delle più antiche maioliche abruzzesi. La maiolica è una raffinata tipologia di ceramica, di derivazione islamica, con la caratteristica presenza di uno smalto. In Europa è stata prodotta solo in poche nazioni tra cui la Spagna e l’Italia che hanno avuto la più lunga tradizione grazie ai loro rapporti più stretti con la cultura islamica.

In Abruzzo comincia ad essere prodotta nel XIII secolo, contemporaneamente alle prime attestazioni italiane. Occupa un’intera sala del Museo per il ruolo avuto in questa regione che è stata tra le più importanti aree di produzione della maiolica dell’Occidente. Vi si realizzavano le più diverse categorie di oggetti, dai contenitori più pregiati appartenenti ai servizi da tavola e da farmacia, fino ai vasi da fiori e ai bacili da barba; anche giochi per bambini, oggetti destinati al culto e molti utensili, dagli schiacciapatate ai portacandele, spesso erano in maiolica. Questa era impiegata anche nell’edilizia: proprio in Abruzzo si hanno le uniche testimonianze italiane di antichi soffitti e di facciate esterne di chiese, in maiolica.

Nella sala, in alto, è riprodotto il soffitto seicentesco della chiesa di San Donato, a Castelli. Ma venivano realizzati anche mattoni da pavimento e rivestimenti per cucine.

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Castelli_maiolica

I laboratori per la lavorazione della maiolica erano diffusi un po’ ovunque. In questa regione e in poche altre località italiane, nel Rinascimento, nascono le “città delle ceramiche”, piccoli centri specializzati nella produzione di maiolica destinata all’esportazione in mercati lontani, addirittura internazionali. Una di queste è Castelli, dove tuttora sopravvive un’economia simile a quella rinascimentale, ma vi sono altri borghi abruzzesi dove un fenomeno analogo è avvenuto su scala ridotta: tra questi Anversa degli Abruzzi e Tagliacozzo hanno prodotto originali ceramiche rinascimentali di cui si hanno alcuni esempi esposti nella sala.

Sono inoltre presenti nelle vetrine anche testimonianze di un’altra tipologia di ceramica prodotta a lungo insieme alla maiolica: la ingobbiata, invetriata e graffita, particolarmente diffusa in Abruzzo nel Quattrocento.

Nella parte della sala dedicata al periodo di massimo sviluppo della maiolica che va dal Cinquecento fino a tutto il Settecento, tra le altre produzioni, troviamo anche quelle di Torre de Passeri che, dopo Castelli, è stato il più importante centro ceramico abruzzese del Settecento.

Le fotografie luminose alle pareti offrono esempi della produzione di lusso destinata soprattutto all’aristocrazia del Regno di Napoli e dello Stato Pontificio, come nel caso di importanti figure di principi e cardinali i cui stemmi ornano celebri servizi in maiolica di Castelli; nelle vetrine troviamo produzioni d’uso più corrente, con decori e forme meno elaborati, per lo più provenienti da scavi archeologici.

Passando nella seconda parte della sala, dedicata alla maiolica dall’Ottocento fino ai primi decenni del Novecento, notiamo un cambiamento epocale nel tipo di prodotto.

sala13_maiolica Torre de Passeri
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Infatti, già a partire dalla seconda metà del Settecento, per una concomitanza di fattori sfavorevoli, la produzione di maiolica si avvia verso un inesorabile declino. Viene drasticamente ridotto il mercato dei prodotti di lusso e di qualità medio alta, oltre a buona parte di quello internazionale.

La grave crisi finisce per incidere fortemente sull’artigianato della maiolica, oramai costretto a produrre soprattutto oggetti di fattura più sommaria e a prezzi sempre meno elevati. Pertanto, prevalgono produzioni di tipo economico e a carattere popolare, i cui esempi sono esposti in questo settore; buona parte è vasellame per la mensa: orci, brocche, coppe, tazze, zuppiere e altri contenitori per acqua, vino, olio e alimenti.

A questi manufatti si affianca la produzione popolare di maioliche destinate al culto, come le acquasantiere e le targhe votive, o a giochi per bambini. Inoltre, continua la produzione di mattoni da pavimento e di particolari oggetti funzionali, quali gli scaldamani.