Galleria del territorio

Abruzzo, una regione che sa conservare

Grazie al proprio storico isolamento, per millenni al riparo fra i propri monti, l’Abruzzo è una regione che ha potuto e saputo conservare il proprio territorio in gran parte intatto, proponendosi oggi all’Europa come un unico grande museo all’aperto, che custodisce un patrimonio inestimabile di paesaggi, tradizioni, monumenti, beni culturali, ambienti naturali e umani. Gli elementi essenziali della tradizione, cui gli abruzzesi sono fedeli (come scrisse Silone) “anche oltre ogni pratica utilità”, sono ancora ben saldi, e anzi la regione ha saputo fare della conservazione – non solo dell’ambiente, ma della cultura e dell’identità regionale – un esplicito motore di crescita, una cerniera di valore tra passato e futuro.

L’ambiente e il paesaggio

L’aspetto che più caratterizza il territorio abruzzese è la varietà straordinaria dei suoi paesaggi, che spaziano dai 130 chilometri di costa alle cime più elevate dell’Appennino, con gli enormi massicci del Gran Sasso e della Majella. Una regione che riassume contemporaneamente in sé tutti i tratti più tipici dell’Italia sia mediterranea che alpina, conservando una serie di paesaggi e ambienti sia naturali che antropici (cioè “ridisegnati” dall’azione umana) di straordinario valore e spesso di grande rarità, come ad esempio i “campi aperti”, o più in generale i coltivi d’alta quota.

L’Abruzzo è oggi la regione più verde d’Europa: una scelta attuata attraverso la destinazione a Parchi Naturali di oltre 1/3 del proprio territorio. I tre grandi Parchi Nazionali (d’Abruzzo, del Gran Sasso-Laga e della Majella), il Parco Regionale Sirente-Velino, le oltre 20 Riserve naturali, conservano infatti oltre il 70% delle specie animali e vegetali dell’intero continente, facendo dell’Abruzzo il laboratorio europeo della biodiversità e dello sviluppo sostenibile.

I centri storici

Eccetto rare eccezioni, quasi tutti i centri abitati d’Abruzzo sono di antichissima origine: quanto meno medievale, ma molti sorsero anche prima, in epoca tardoantica, o romana, o addirittura italica. A questa forte stabilità storica degli insediamenti abitativi, corrisponde simmetricamente la conservazione in condizioni di sostanziale integrità di un altissimo numero di centri storici, che rappresentano dunque un patrimonio di grande consistenza e qualificano fortemente la regione e il suo paesaggio. Così come per i castelli, non c’è forma urbana o tipologia abitativa che non sia rappresentata nell’ambito delle centinaia di antichi borghi e paesi d’Abruzzo: nel loro insieme, costituiscono dunque uno straordinario museo storico-urbanistico “vivente”, inserito per di più in un territorio ben conservato anch’esso, che permette ancora di leggere il sistema territoriale allargato, con le relazioni fra i centri, i loro rapporti con i condizionamenti ambientali, l’uso del territorio e dei suoli.

Le grandi tradizioni artigiane

Pur se racchiuso per millenni nella cinta severa dei propri monti, l’Abruzzo ha saputo tuttavia partecipare con ricchezza e netta soggettività espressiva alla grande stagione produttiva dell’artigianato artistico europeo, con nomi, scuole e specializzazioni di rilievo assoluto. Le altissime tradizioni nei campi della maiolica, dell’oreficeria, dell’intaglio ligneo, dei merletti, dei tappeti, delle arti del ferro e del rame, non solo resero i ricchi manufatti abruzzesi ambiti e diffusi in tutto il mondo europeo e mediterraneo, ma riempirono i palazzi e le chiese d’Abruzzo di un patrimonio straordinario d’arte, di abilità e di gusto.

Dalla visione d’insieme di questo patrimonio, pur nella diversità dei linguaggi e dei codici espressivi propri di ogni arte, si colgono tuttavia alcuni forti elementi comuni: una originalità espressiva evidente, di matrice essenzialmente etnica (figlia del maggior isolamento e dei legami ininterrotti con le eredità culturali più antiche) e un gusto comune assai elevato, di asciutta essenzialità, imperniato sulla sobrietà, la chiarezza, la forza (virtù tipiche tanto degli antichi padri Italici quanto dei pastori e montanari, costretti a doversi confrontare ogni giorno con la natura più dura muniti di un equipaggiamento ridotto all’osso). Ne scaturisce un orizzonte espressivo capace di coniugare, nelle sue produzioni, le raffinatezze più squisite, degne delle grandi corti, col vigore primitivo e ieratico delle antiche tribù italiche, in un sincretismo transtemporale che ancor oggi rappresenta uno dei caratteri più distintivi della identità regionale.

Gli eremi

Il profilo storico, culturale e psicologico dell’Abruzzo e delle sue genti, è stato tracciato e definito nelle sue comuni caratteristiche di fondo da due grandi fattori: la Natura e la Religione. La sintesi più completa, e del tutto peculiare della regione, di questi due elementi si è sostanziata nello straordinario patrimonio degli Eremi d’Abruzzo: oltre 100, gran parte dei quali concentrati sulla Majella, la “Montagna degli Eremiti”. Risposta estrema, sul piano religioso quanto civile, alla disgregazione sociale e culturale che – dal crollo dell’Impero romano – chiuse l’Abruzzo in un isolamento a volte spaventoso, per molti cristiani la fuga eremitica divenne, come scrisse Silone, “la forma più accessibile di salvezza e di elevazione da una condizione umana dura, servile e prossima alla disperazione”.

In fuga assoluta dal mondo, gli eremiti si insediarono inizialmente in grotte e ripari sottoroccia; successivamente, fu la devozione dei fedeli o l’ampliamento della comunità eremitica a munirne l’ingresso, giungendo infine all’edificazione di una cappella, addossata e quasi compenetrata con la roccia. L’eremo viene così a costituire una tappa ideale, l’elemento di transizione fra la primitiva grotta cultuale e la chiesa poggiante solo sulle proprie fondamenta. Nel medioevo, l’Eremitismo costituì in Abruzzo un fenomeno religioso di straordinaria ampiezza e densità: per ritrovare, a livello europeo e mediterraneo, una superiore concentrazione del monachesimo ascetico, bisogna arrivare all’insediamento rupestre delle Meteore, in Grecia.

L’eredità dei grandi ordini monastici

Nel Medioevo, che fu il periodo di formazione dell’Abruzzo, i grandi Ordini monastici esercitarono una influenza decisiva nel modellare il carattere, le vicende storiche e l’economia stessa della regione. Soprattutto i Benedettini svolsero un ruolo progressivo fondamentale nel rinnovamento economico, culturale e sociale dell’Abruzzo, divenendone il motore principale. Abili e attivi imprenditori, colonizzatori e bonificatori, essi svilupparono una rete articolata di conventi ad economia integrata, così fornendo alle popolazioni un esempio formidabile, favorendo lo sviluppo di nuove classi produttive, imprimendo un impulso fondamentale alla rivoluzione agraria e al conseguente sviluppo demografico. Diffusori di civiltà e cultura, hanno inoltre lasciato in Abruzzo una eredità artistica e architettonica di fortissima consistenza, contribuendo in modo fondamentale al definirsi del tratto caratterizzante dell’arte Abruzzese: un gusto comune assai elevato, con una netta propensione per la sobrietà, la chiarezza, la forza.

I castelli d’Abruzzo

L’Abruzzo vanta un patrimonio castellare estremamente vasto, e unico nel suo genere in Italia: conserva infatti almeno un esemplare, e sempre di notevole quando non di straordinaria qualità, di ogni tipo di fortificazione mai esistita, dalle più antiche torri isolate d’avvistamento alle poderose fortezze sette-ottocentesche. Un vero e proprio “museo permanente all’aperto” di architettura castellare e militare, nel quale torri, castelli, rocche, forti, fortezze, case-torri, recinti di difesa, borghi murati, testimoniano – con la loro varietà e numerosità (oltre settecento!) – delle plurisecolari necessità difensive in un Abruzzo caratterizzato da una prolungatissima anarchia feudale (durata, in sostanza, dal crollo dell’Impero Romano sin quasi al XVIII secolo). A questa estrema frammentazione territoriale, in mancanza di un forte potere centrale capace di garantire una difesa efficace su più grande scala, ciascun feudo, ciascuna comunità rispose in proprio “incastellandosi”, cioé organizzando autonomamente la propria difesa. Questo processo di incastellamento ha definito in modo sistematico la distribuzione, la localizzazione e la forma stessa dei centri abitati dell’Abruzzo, disegnando un paesaggio ancor oggi sostanzialmente intatto.

I castelli - Rocca Calascio

Il patrimonio artistico

Rispetto a molte altre regioni d’Italia, l’Abruzzo conta un numero molto limitato di Musei: poche diecine, con una netta prevalenza degli archeologici, rispetto ad esempio alle diverse centinaia delle Marche. Il motivo di questo dato in forte controtendenza è del tutto coerente con la definizione di “Abruzzo, un grande museo permanente all’aperto”: la necessità sistematica della collocazione museale corrisponde, infatti, alla perdita altrettanto sistematica dei contesti originari di collocazione e conservazione dei beni; se i contesti originari, al contrario, risultano sistematicamente conservati, l’esigenza della conservazione museale scende drasticamente, divenendo scelta, e non necessità. Certo, la strada di “Territorio-Museo” praticata dall’Abruzzo (strada non scelta, ma ereditata dalla propria storia singolare) ha limiti e problemi: il museo non conserva soltanto, ma spiega, valorizza, diffonde, mentre il contesto originario – se non ben attrezzato “musealmente” anch’esso – resta il più delle volte muto e ignoto; il contesto originario è talvolta più facilmente preda dei ladri, o dei vandali; il museo riesce a far più facilmente “massa critica” grazie alla concentrazione dei patrimoni che conserva, e quindi può più facilmente farsi conoscere e richiamare utenti anche da lontano.

E tuttavia, poiché comunque tutti questi limiti sono superabili, postane la consapevolezza, ci conforta la certezza che la conservazione dei contesti originari sia il valore più pregiato, che nessuna delle più curate e raffinate collocazioni museali sarà mai in grado di restituire.